Il Gioco Patologico

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Introduzione
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Il gioco d’azzardo patologico, meno conosciuto come GAP, è un fenomeno in larga espansione tra giovani e meno giovani nonostante sia sommerso in una percentuale piuttosto alta, anche se non è recente come usanza per divertirsi. È ovvio però che non tutto il gioco è d’azzardo, esistono modalità sane di giocare a poker, nei casinò anche su internet, alle scommesse sportive o alle macchinette e in tutto ciò che procura piacere attraverso il denaro. Ma la linea che separa il puro divertimento da una rischiosa dipendenza è molto sottile, questa linea se superata può arrecare danno a sé e agli altri non solo in termini economici ma anche e soprattutto in termini di salute mentale. Infatti, per quanto la patologia del gioco d’azzardo sia annoverata tra i disturbi del controllo degli impulsi, essa si avvicina molto alle patologie tipiche delle dipendenze in genere ovvero come quelle da sostanze o da cibo. Se il divertimento iniziale si esaurisce e quando la quantità di denaro speso aumenta in modo incontrollato, allora il soggetto viene assorbito totalmente dal gioco, prova uno stato di eccitazione o di euforia sempre più crescenti con la conseguente necessità di scommettere o puntare sempre cifre più alte per raggiungere il livello di eccitazione desiderato. Si instaura così un circolo vizioso per cui se non si vince si continua a giocare, rincorrendo le proprie perdite e rimanendo nel gioco finché queste non si annullano.
 

  Sintomi e Consigli Utili

Il gioco d’azzardo può essere regolare o episodico ed il suo decorso è cronico. Si inizia solitamente in adolescenza e progredisce soprattutto in periodi di stress o depressione. Il sintomo principale è un eccessivo assorbimento al gioco, ovvero il soggetto è assorbito nel rivivere esperienze passate di gioco d’azzardo, nel soppesare o programmare la successiva avventura, o nel pensare ai modi per procurarsi denaro con cui giocare. Ma ecco quali sono allora i criteri diagnostici per comprendere una simile dipendenza:
• Ha bisogno di giocare d’azzardo con quantità crescenti di denaro;
• Ha ripetutamente tentato senza successo di controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo;
• È irrequieto o irritabile quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d’azzardo;
• Gioca d’azzardo per sfuggire problemi o per alleviare un umore disforico;
• Dopo aver perso al gioco torna spesso un altro giorno per giocare ancora;
• Mente ai membri della famiglia o ad altri per nascondere l’entità del proprio coinvolgimento nel gioco;
• Ha messo a repentaglio o perso una relazione importante, il lavoro oppure gli studi;
• Fa affidamento su altri per reperire il denaro così da alleviare una situazione economica disperata.
Nella maggior parte dei casi si può ricorrere in azioni antisociali per poter ottenere prestiti, poiché i soggetti che soffrono di questa patologia possono presentare distorsioni del pensiero come negazione, superstizione, senso di potere incontrollato, ed in più sono altamente competitivi, irrequieti, tendenti ad annoiarsi. Nella vita normale sono molto preoccupati del giudizio altrui, sono eccessivamente generosi e instancabili al lavoro.
Non si pensi però che questa patologia riguarda solo gli uomini, anzi. La percentuale di donne non è bassa e sono proprio loro ad esser più soggette alla depressione e a scegliere il gioco d’azzardo come via di fuga. Purtroppo non si hanno stime certe sulla percentuale totale dei soggetti affetti da questo disturbo poiché i giocatori stessi non si considerano “dipendenti”, non considerano il gioco d’azzardo come un problema ed il rivolgersi ad un terapeuta avviene solo quando la situazione economica e il malessere mentale sono degenerati e il più delle volte sotto la richiesta dei familiari.
La terapia più efficace in questi casi è quella di gruppo con il coinvolgimento di persone vicine al soggetto, in modo da effettuare una vera e propria disintossicazione, lavorando inizialmente sull’aspetto comportamentale così da interrompere il circolo vizioso ed in seguito sulle componenti di personalità, sui disagi o sulle problematiche interne ad ogni singolo individuo.